A
partire dall'anno mille anche nella scultura, come nell'architettura,
si ha un momento di rinascita e rinnovamento. Il repertorio
è sempre di ascendenza tardo-antica e plebea, arrivando però a sviluppare un linguaggio nuovo. L'architettura e la scultura in un primo momento sono affiancate, nel senso che la scultura esiste in funzione decorativa delle strutture architettoniche. Le facciate delle cattedrali romaniche

erano riccamente decorate con scene del Vecchio e Nuovo Testamento, per esempio le
Storie della genesi sulla facciata della cattedrale di Modena scolpite da Wiligelmo nel 1106 circa.
Per quanto riguarda lo stile della scultura romanica possiamo dire che si ritorna ad una volumetria dei corpi e delle forme che prima, in periodo bizantino, erano rigidamente stilizzati. Inoltre si cerca di immettere i personaggi così realizzati in un ambiente che richiama la realtà.
I temi che si prediligono sono molto vari, sia a carattere religioso che non: storie della Bibbia, del Vangelo e della Genesi, affiancate da scene rappresentati la vita quotidiana, mostri fantastici e decorazioni geometriche. Contro le decorazioni rappresentati i mostri infernali, che avevano la funzione di turbare il fedele alla visione dell'inferno, si schierò Bernardo di Chiaravalle. In effetti l'intento delle rappresentazioni scultoree in questo periodo è quello di trasmettere un messaggio morale e religioso, che al popolo, per lo più ignorante, sarebbe risultato altrimenti oscuro.