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La pittura romanica
è fortemente legata alla tradizione pittorica tardo
antica e bizantina che era riuscita a sopravvivere anche
nei secoli delle invasioni barbariche, a differenza della
scultura e soprattutto dell'architettura. Legata alle tradizioni
culturali e artistiche locali gli sviluppi della pittura
romanica si differenziano nelle diverse regioni d'Italia:
in area lombarda in accordo
con la tradizione artistica carolingia e ottoniane, si sviluppò
la tecnica ad affresco.
Esempi di pregevoli affreschi nell'Italia settentrionale
sono quelli di S. Vincenzo a Galliano e di S. Pietro al
Monte a Civate ancora legati alla tradizione ottoniana,
mentre cominciano a distaccarsi da questa tradizione glia
ffreschi dell'abbazia benedettina di
S. Angelo in Formis con accenti bizantini, di S. Elia a
Nepi, di Aquileia, di S. Maria di Castello a Udine, di Assisi
nel Sacro Speco e nella chiesa Inferiore, di Anagni e di
S. Clemente a Roma.
A Venezia e in Sicilia prevalgono i cicli musivi in accordo
con la tradizione bizantina per esempio quelli di San Marco
a Venezia e quelli della cattedrale di Cefalù in
provincia di Palermo.
In Toscana e in Umbria si privilegia la pittura su tavola
lignea, tra i quali maggiore importanza assumono i crocifissi.
Fino ad ora si era sempre rappresentata la scena della crocifissione
e mai il Cristo
in Croce isolato dal suo contesto, in questo momento si
apre una nuova tradizione che porterà a diventare
il crocifisso il simbolo del cristianesimo.
In tutto il territorio europeo, inoltre ha grande diffusione
la miniatura che veniva praticata dai monaci, i quali trascrivevano
testi sacri e profani per conservarli nelle loro grandi
biblioteche dotandoli di raffigurazioni di vario genere,
dal fregio geometrico agli intrecci fantasiosi zoomorfi
e fitomorfi fino alle splendide iniziali istoriate.
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