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Le
notizie sulla giovinezza e la formazione di Giotto sono
molto poche, sappiamo che nacque da una famiglia di contadini,
nel 1267 circa, a Colle di Vespignano non lontano da Firenze.
E' noto che il suo maestro fu Cimabue, con il quale Giotto
collaborò in alcune sue opere, anche se il racconto, secondo
cui, Cimabue si accorse dell'abilità di Giotto vedendolo
disegnare su un sasso una delle pecore che portava al pascolo,
è inverosimile.
Altrettanto importante per la sua formazione fu il viaggio
a Roma che intraprese prima di entrare a far parte del cantiere
di Assisi. A Roma si sviluppava a quel tempo un'importante
scuola pittorica, quella di cui facevano parte Pietro Cavallini,
Jacopo Torriti e Filippo Rusuti, i quali rappresentano in
pittura la tipica monumentalità dell'arte classica. 
Dopo quest'esperienza Giotto lavorò al cantiere di
Assisi. La basilica di San Francesco d'Assisi è costituita
da 2 chiese sovrapposte, la basilica inferiore ha una pianta
articolata e presenta una serie di cappelle affrescate da
diversi artisti, mentre la chiesa superiore ha un programma
iconografico unitario e chiaramente leggibile: le Storie
dell'antico e del nuovo testamento sono collegate dalle
illustrazioni della vita di San Francesco secondo il racconto
di San Bonaventura composto nel 1260 circa.
Tra il 1277-80 Cimabue iniziò la decorazione del
transetto sinistro della chiesa superiore, successivamente
l'esecuzione degli affreschi passa ai suoi collaboratori,
tra i quali Jacopo Torriti e Duccio da Boninsegna, iniziando
a decorare gli spazi tra le finestre della navata con storie
dell'antico e del nuovo testamento; alcuni di questi episodi
sono attribuiti alla mano di Giotto avveribile soprattutto
nelle due Storie di Isacco e nella frammentaria Deposizione
nel sepolcro.
Nelle decorazioni del registro inferiore, al di sotto delle
finestre, lungo le pareti della navata, invece Giotto è
il protagonista assoluto. Il ciclo decorativo su compone
di 28 affreschi rettangolari delle misure di 270x230 cm,
e rappresenta Scene della vita di San Francesco nelle
quali Giotto ci presenta il santo rappresentato per la prima
volta come un uomo, fra la gente, nella natura, in spazi
architettonici, in luoghi riconoscibili e concreti, si vedano
ad esempio gli affreschi della Rinuncia
dei beni in cui il santo è rappresentato parzialmente
nudo, la Morte del cavaliere di Celano, l'Omaggio
di un semplice e il Presepe
di Greccio in anticipo sulle ricerche della prospettiva.
Con la rappresentazione di queste scene Giotto chiude in
maniera definitiva con lo stile bizantino e le rappresentazioni
bidimensionali e frontali delle scene sacre, immettendole
invece in un mondo che diventa reale, nell'affresco di San
Francesco che dona il mantello al povero uno dei primi
dell'intero ciclo sono presenti gli elementi tipici dell'arte
giottesca e cioè il gioco di chiaroscuri con il quale dare
volume alle cose, la loro rappresentazione prospettica e
interesse verso una composizione armoniosa ma non statica.
Giotto ritornerà più tardi al cantiere di Assisi curando
la decorazione della volta della basilica inferiore con
Allegorie francescane e la decorazione della cappella
della Maddalena.
Dello stesso periodo degli affreschi di Assisi è un dipinto
su tavola, con fondo in oro, San Francesco riceve le
stimmate, che oggi si trova al Louvre e che egli realizzò
per la chiesa di San Francesco a Pisa nel quale sono rappresentati
alcuni momenti della vita del santo.
Nell'anno 1300 a Roma realizzò alcuni affreschi di
cui oggi non ci rimane traccia se non nelle fonti, dopodichè
Giotto fa ritorno a Firenze dove eseguì altre opere
alcune delle quali oggi frammentarie tra le quali il grande
Crocifisso
su tavola che si trova nella sagrestia della chiesa di Santa
Maria Novella nel quale è ancora evidente l'abbandono degli
schemi bizantini e la rappresentazione di un solo chiodo
per fissare i piedi del Cristo alla croce che induce alla
sovrapposizione delle gambe creando un effetto prospettico.
Intorno al 1304-1306 Giotto lavorò a Padova dove
decorò la cappella degli Scrovegni eretta da Enrico
Scrovegni per espiare i peccati del padre condannato da
Dante nella Divina commedia alle pene dell'inferno.
Il programma iconografico della cappella esalta la figura
della Madonna, la controfacciata è dipinta con il Giudizio
Universale nel quale molte parti sono affidate ad
allievi. Sui lati e nell'arco trionfale sulle pareti, divise
in tre registri decorativi, si trovano le Storie di Gioacchino
e Anna e le Storie della vita e della passione di
Cristo che segnano l'inizio della maturità artistica
del pittore, tra i quali: Il
bacio di Giuda, il Compianto
sul Cristo morto.
Prima del 1310 realizzò la
Madonna di Ognissanti, nella pala di grandi dimensioni
(325x204 cm), che oggi si trova agli Uffizi di Firenze,
Giotto riprese un tema tipico della cultura gotica rinnovandolo.
Nel 1320 ritornò a Firenze realizzando opere andate
perdute o smembrate e disperse in vari musi del mondo come
è successo per il polittico con Scene della vita e della
passione di Cristo, riconosciuto in vari pezzi sparsi
nel museo di Horne di Firenze e alla National Gallery of
Art di Washington.
La sua propensione alla caratterizzazione fisica e psicologica
dei personaggi da lui rappresentati è evidente nelle decorazioni
che realizzò nelle cappelle Peruzzi e Bardi nella
chiesa di Santa Croce a Firenze, le cappelle oggi sono solo
due, ma secondo le fonti dovevano essere quattro.
La cappella Peruzzi fu affrescata per prima con Storie
di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista,
gli edifici rappresentati presentano architetture complesse
con articolazione degli spazi molto varia nei quali l'interesse
per la prospettiva da parte dell'artista è sempre più evidente.
Nella cappella Bardi sono affrescate le Storie
di San Francesco
la cappella però è stata manomessa nel corso dei secoli
perciò l'integrità del ciclo decorativo ne risulta danneggiato.
Nella cappella Baroncelli invece si trova il Polittico
della Vergine dipinto in seguito agli affreschi
della cappella Bardi.
Tra il 1328 e il 1333 Giotto si recò a Napoli dove
eseguì numerose opere per re Roberto d'Angiò, delle
quali purtroppo non ci resta nulla. Da li poi si recò
a Bologna dove lavorò al Polittico di Bologna
oggi alla Pinacoteca Nazionale.
Per l'altare maggiore della basilica di San Pietro eseguì
il Polittico Stefaneschi oggi alla Pinacoteca Vaticana.
Nel 1334 diviene "magister et gubernator" dell'opera di
Santa Reparata cioè del cantiere del duomo di Firenze dove
realizzò il primo piano del campanile detto appunto
campanile di Giotto.
Nel 1335-1336 fu a Milano alla corte di Azzone Visconti
ma anche di questo periodo non ci resta più nulla. Tornato
a Firenze morirà l'otto gennaio del 1337 a 70 anni.
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