La mostra di Castiglioncello,
curata da Francesca Dini, ripercorre il particolare itinerario
artistico che condusse Federico Zandomeneghi dalla formazione
in ambito veneziano, alle contemporanee ricerche toscane,
fino allinteresse per le tematiche naturalistiche
e alla significativa partecipazione alle esposizioni parigine
degli impressionisti.
Questa è la prima mostra che la Toscana
dedica a questo introverso e solitario artista, il cui pieno
apprezzamento si esplicitò solo dopo il 1952 con
la sua personale alla Biennale di Venezia.
"
Fui iniziato allarte
nello
studio di mio padre e poi allAccademia di Venezia
e un po guardando intorno a me
". Zandomeneghi
fu un artista coerente, capace di sopportare il peso di
scelte estetiche e di vita spesso azzardate.
A rappresentazioni simboliche preferisce la
fiduciosa rispondenza tra composizione e sentimento, convinto
che la strada del moderno sia quella della luce e del colore
e non dimenticando, comunque, che la visione poggia su nitidi
impianti disegnativi.
I suoi personaggi negano ogni contatto fuori
dal loro mondo, le impostate apparenze e la postura improvvisa
del rifiuto al dialogo con lo spettatore, contribuiscono
tuttavia a concentrare lattenzione sulla poetica del
colore e dellatmosfera.
Esule dalla città natale, Venezia,
allora di dominio asburgico, Federico Zandomeneghi si stabilisce
a Firenze nel corso del 1862. Prende subito parte alla vita
artistica del Caffè Michelangelo, schierandosi con
la gioventù progressista e legandosi in particolar
modo a Beppe Abbati e a Diego Martelli.
Di questultimo sarà ospite nella
dimora di Castiglioncello, teatro di una stagione artistica
fra le più poetiche della sua storia. In seguito
maturerà il progetto di recarsi a Parigi.
"Abbandono lavvenire in mano alla
mia Dea protettrice
la combinazione".
Quando giunge a Parigi il pittore ha poco
meno di trentacinque anni ed è un artista formato
e completo, con una particolare abilità nel quadro
di figura. Ma i due anni che seguono sono segnati da insuccessi,
esitazioni e da una produzione discontinua.
Nel 1876, un roseo mattino è alba di
una nuova avventura artistica
Parigi gli si svela
attraverso le pennellate filamentose alla Pissarro.
Liniziale diffidenza nei confronti dei
pittori impressionisti è destinata progressivamente
a mutare. Le opere del periodo parigino sono tra le più
sorprendenti e significative per la bellezza delle immagini
e la qualità del colore date dal segno morbido e
dalla raffinata luminosità presente nei suoi lavori.
Anche la presenza di Diego Martelli a Parigi,
nel 1878 79, fu fondamentale per rassicurare il titubante
pittore nelle sue scelte estetiche e liberarlo dallisolamento
culturale. Nel corso degli anni Ottanta, la produzione di
Zandomeneghi è segnata da splendidi dipinti, nati
dalla personalissima adesione al movimento francese. Lartista
predilige temi tratti dalla realtà urbana e domestica
contemporanea e dà vita ad una sorta di moderno "umanesimo".
Laffinamento del suo linguaggio nella
lunga stagione parigina gli è costato fatica e studio
e lo hanno portato a compiere cammini tortuosi imboccando
anche sentieri senza uscita nella sua fase più creativa.
Il soggiorno in Francia, previsto di durata
lunga ma limitata, non ebbe invece più fine. Saranno
dimpedimento al rientro di Zandomeneghi in patria
ora le difficoltà economiche, ora il carattere introverso
e orgoglioso. Egli avrebbe voluto emulare il successo dei
connazionali Giovanni Boldini e Giuseppe De Nittis e rientrare
in Italia da trionfatore e invece fu penalizzato dalle proprie
scelte artistiche: la via dellimpressionismo, che
a posteriori si dimostrerà vincente, fu assunta dall
italiano con tutto il peso delle tribolazioni e delle incomprensioni,
come ci narra Diego Martelli.
Zandomeneghi fu vicino a Degas, vuoi per linnegabile
affinità delle scelte culturali e formative, vuoi
per lautentica amicizia. Degas daltro canto
non gli risparmiava come Renoir il suo sarcasmo. Non è
da escludere che questa ironia, certamente provocata anche
dal carattere burbero del pittore, debba in più essere
interpretata come maliziosa ritorsione nei confronti dello
straniero arrivato a Parigi.
La pittura degli anni 90 e del primo
decennio del Novecento è di diverso spirito rispetto
alla precedente: vi è il compiacimento dellartista
che accentua i punti di forza della sua poetica, con il
rischio che talvolta la calda umanità delle sue figure
diventi affettazione, oppure che il colore diventi eccessivamente
azzardato. La tematica prediletta è ancora quella
della figura femminile nel chiuso della sua stanza. Stanchezza
e ripetività possono manifestarsi daltra parte
come luci ed ombre nellarte di ogni uomo.
Il 1886 è lanno dellultima
collettiva del movimento francese la cui compattezza viene
meno. Zandomeneghi morirà nel 1917.
In mostra è emblematica lesposizione
di una sua ultima opera, una donna che sembra uscita da
un quadro del primo Klimt, iconica e appiattita su uno sfondo
che rimanda invece a Toulose Lautrec: il nostro artista
dimostra di appartenere più al mondo che allItalia,
o ad una precisa corrente, dallarte prende tutto ciò
che gli serve a ricreare il suo cosmo personalissimo.
Di Ilaria Duranti