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Nel rivolgere uno sguardo prospettico allintera
attività pittorica di Raffaello Sanzio, la critica
artistica si è costantemente interessata ai grandi
capolavori compiuti del Maestro, analizzando in maniera più
sommaria La Trasfigurazione, la sua ultima opera,
mai terminata a causa della sua improvvisa morte, avvenuta
nel 1520 con laggravarsi di una malattia. E così
che un grande pittore del Rinascimento si spense nel nulla
eterno, lasciando dietro di sé la lunga scia della
sua intramontabile fama.
La Trasfigurazione, attualmente, è conservata allinterno
della Pinacoteca Vaticana e gode di una buona esposizione
in termini di visibilità al pubblico. Si tratta di
una pala daltare commissionata allartista da Giulio
de Medici, che in seguito diventerà papa Clemente
VII, destinata originariamente alla Cattedrale di San Giusto
a Narbonne, ma Vasari ci riferisce che fu collocata sul letto
di morte di Raffaello. Dopo lesposizione al suo capezzale,
è noto che fu sistemata poi sullaltare maggiore
di San Pietro in Montorio.
Per quanto concerne lanalisi iconografica dellopera,
a prima vista essa appare suddivisa in una duplice sezione,
equivalente alla rappresentazione sovrapposta di due episodi
evangelici distinti, riuniti allinterno di un unico
quadro, in quanto legati dal punto di vista tematico. Non
a caso, entrambi illustrano il racconto tratto dal Vangelo
di Matteo. In particolare, lemisfero superiore della
pala mostra con un ampio accento luminoso la Trasfigurazione
di Cristo, quindi il mutamento di Gesù circondato da
un intenso alone di luce in una sorta di sospensione
divina, suggerita dalla raffigurazione di una nube biancastra.
Con la mano alzata, Cristo si eleva sul monte Tabor dinanzi
ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni; ai suoi fianchi immancabile
la presenza dei profeti Mosé ed Elia. Come recitano
i Vangeli di Matteo e Marco, una voce da una nube, simbolo
di Dio, disse di ascoltare Cristo perché era suo Figlio.
I discepoli caddero, dunque, a terra impauriti, infatti nel
dipinto sono prostrati a terra.
Differentemente, la sezione inferiore della pala daltare
celebra la liberazione di un ragazzo indemoniato: una volta
sceso dal monte, il racconto evangelico narra che Cristo abbia
guarito un fanciullo epilettico posseduto dal demonio. Raffaello,
in questo caso, ha preferito rappresentare in modo dialettico
lepisodio, raffigurando a sinistra gli Apostoli e a
destra la famiglia dellindemoniato che sembrano fronteggiarsi
apertamente. Eloquente è lintreccio dei gesti
e degli sguardi, che creano un effetto dinamico e vivace allintera
opera, proponendo una varietà di stati danimo
in climax. In un momento precedente, i Vangeli di Matteo e
Marco accennano al fallimento degli apostoli nel tentativo
di guarire il giovane; infatti, solo dopo la Trasfigurazione
di Cristo il fanciullo sarà guarito completamente.
Cè da aggiungere, inoltre, che lindemoniato
è lunico in grado di vedere la Trasfigurazione
con locchio della mente. Giacomo è creduto erroneamente
il salvatore dalla folla, per cui protende il braccio sinistro
verso Cristo, ad indicare il vero salvatore. Dal canto suo,
lapostolo seduto in primo piano con le Sacre Scritture
invita a riflettere su chi sia veramente il salvatore.
La seguente iconografia risulta particolarmente inconsueta
per via dellaccostamento di due differenti episodi del
Vangelo, un simile affiancamento non ha precedenti nella storia
dellarte italiana.
Alcuni critici vi hanno letto un messaggio politico antiluterano,
nel senso di una lotta tra cattolicesimo (si vedano gli apostoli
a sinistra, detentori della giusta fede, che indicano verso
Cristo) e luteranesimo, simboleggiato dallindemoniato
e dai suoi familiari.
Interessante è la figura femminile di spalle, che inizialmente
doveva essere la madre dellindemoniato, ma successivamente
Raffaello cambiò idea, come si evince da un pentimento
dellartista, che preferì sostituirla con la Maddalena,
sorella di Lazzaro, in considerazione del fatto che le sue
reliquie erano conservate nella cattedrale di Narbonne.
Anche il registro stilistico presenta una bipolarità,
contestualmente alla bipartizione tematica dellopera.
Se la sezione superiore si attesta in un clima calmo e ovattato,
dove regna sovrana la simmetria e la luminosità, definita
da una luce bianca e centrale, al contrario, il registro inferiore
assume un carattere concitato che evidenzia una enfatica gestualità,
in unatmosfera sostanzialmente scura. La scena della
liberazione dellindemoniato è, dunque, dominata
da un naturalismo tragico accentuato da unilluminazione
proveniente da sinistra, la quale genera forti contrasti luministici
con il risultato di esaltare il movimento dei personaggi,
còlti in una grande varietà di stati danimo.
Tra i caratteri stilistici del capolavoro raffaellesco in
esame, figurano tonalità fredde ed effetti di cangiantismo,
supportati dallimpianto verticale della tavola, dipinta
ad olio.
Tra le molteplici divergenze della critica darte, si
affermano due linee di pensiero. Cè chi ritiene,
come il Vasari, che gli allievi non abbiano messo mano dopo
la morte del maestro, mentre altri studiosi ritengono, invece,
che piccole parti siano state eseguite dagli allievi Giulio
Romano e Giovan Francesco Penni. Una cosa è certa:
la Trasfigurazione fu dipinta in competizione con Sebastiano
del Piombo. Per di più, è individuabile linfluenza
di Leonardo da Vinci, con un riferimento particolare allUltima
Cena per leffetto generale e allAdorazione dei
Magi per lo studio fisionomico del ragazzo indemoniato, per
il colloquio degli sguardi ed il linguaggio gestuale.
Tra laltro, non si può dimenticare che il dipinto
ha subìto una lunga e complessa elaborazione, a testimoniarlo
numerosi disegni preparatori. A tal proposito è stato
rinvenuto un disegno di bottega di Raffaello raffigurante
solo la Trasfigurazione; si suppone pertanto che lepisodio
dellindemoniato sia stato inserito in un secondo momento.
In conclusione, la pala daltare finora esaminata, databile
tra il 1518 e il 1520, presenta una gamma cromatica originaria,
come ha dimostrato un recente intervento di restauro
di Sabrina Falzone
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